Andrà tutto bene?

Nei giorni più neri e duri della pandemia, un anno fa (come ora) abbiamo sperimentato un tempo fermo, immobile. Una socialità messa tra parentesi, cristallizzata. Strade, piazze e parchi vuoti, chiese, negozi, mercati e cinema chiusi.

Una esistenza reclusa.
In quel periodo  denso di paure e preoccupazioni c’era uno slogan che passava di balcone in balcone, che ognuno di noi ha ripetuto al telefono ai parenti, sui social agli amici, nel silenzio a se stesso, che ha trascritto su fogli spesso associandolo a un arcobaleno, e che la comunicazione mediatica ha potentemente amplificato: “Andrà tutto bene”. Tre semplici parole che ci hanno incoraggiato, ci hanno dato un respiro di ottimismo, la voglia di andare avanti.

 

Ora, a un anno di distanza non dobbiamo dimenticare quella frase tanto elementare quanto benefica. Non dobbiamo tradire quella promessa, quella speranza che ci ha rincuorato, che ci ha aiutato ad affrontare quella dolorosa e faticosa prova personale e collettiva. Per questo, quando l’incubo Coronavirus si ridurrà sempre di più fino a svanire del tutto, si dovrà iniziare a cambiare radicalmente prospettiva e affrontare con un grande senso di serietà e onestà i grandi temi che purtroppo ci affliggono: il (purtroppo) immenso  divario tra ricchi e poveri, un modello di sviluppo disumano, il lavoro precarizzato, impoverito, e umiliato e  l’inquinamento del pianeta.
E forse in futuro… #Andràtuttobene.

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