#MaschereDiCarnevale: Rosaura, Fagiolino,Gargumiello,Scaramuccia

Rosaura

Rosaura è l’adorata figlia di Pantalone; una fanciulla chiacchierona, piuttosto incline all’irritazione, gelosa, vanitosa e perdutamente innamorata di Florindo. Abita a Venezia, in un lussuoso palazzo sul Canal Grande. L’avaro padre ostacola il progetto amoroso della figlia, desiderando per lei un matrimonio vantaggioso con qualche giovane in possesso di un buon patrimonio. Florindo, invece, rappresenta solo un nobile cavaliere senza il becco di un quattrino. Alla ragazza non rimane che architettare sotterfugi e stratagemmi per inviare di nascosto messaggi d’amore all’amato, che puntualmente vengono recapitati con la complicità dell’astuta serva Colombina.

 

 

Fagiolino

Il personaggio di Fagiolino ha affinità caratteriali con gli Zanni della Commedia dell’Arte, ma la sua origine è da rintracciare nel mondo dei burattini. Figura tipica di Bologna, Fagiolino Fanfani è un monello che incarna la gioia di vivere e lo spirito allegro. Calza sempre un berretto bianco che non si toglie mai, indossa pantaloni al ginocchio, una camisaccia bianca, un gilè, una casacca marrone e le tipiche calze a righe. Fagiolino sogna sempre due cose: buone tagliatelle e giustizia per tutti; il resto è burla e divertimento. Il suo carattere gioioso lo rende un incrollabile ottimista che non invecchia mai! Povero di denari ma ricco di appetito, questo personaggio è severo con i prepotenti e generoso con i deboli. All’occorrenza si fa giustizia da solo col suo fidato e inseparabile bastone.

 

Gargumiello

Gurgumiello è la maschera tipica del carnevale di Velletri. Le sue origini risalgono al 1983 quindi si tratta di un personaggio molto recente rispetto agli amici della Commedia dell’Arte. Si colloca, tuttavia, a pieno titolo nella grande festa del Carnevale ed è pertanto opportuno nominarlo. Il suo inventore si è ispirato alla cultura e alle tradizioni locali così ha dato a Gurgumiello l’aspetto di un “vignarolo” arricchito, un po’ beone ma non sempliciotto. Le scarpe grosse sono adatte al lavoro nella vigna e rispondono perfettamente al famoso detto “scarpe grosse e cervello fino”! Gli abiti sono di foggia settecentesca con riferimenti ai primi dell’Ottocento. Indossa calzoni rossi allacciati sotto al ginocchio, calzettoni di lana bianca, un mantello nero e un cappuccio in testa che ricorda i sacchi di juta utilizzati dai contadini a mo’ di copricapo. I pizzi del colletto della camicia sono parecchio allungati per attaccare alle loro estremità dei rumorosi campanelli.

 

Scaramuccia

 

Tra il ’500 e il ’600 in tutta Europa ebbe grande popolarità la figura del Capitano, erede (solo a parole) del tradizionale eroismo individuale tipico dei paladini, dei crociati e dei condottieri che la modernizzazione delle tecniche di guerra aveva ormai relegato, deformati con iperbole e ironia, alla fantasia popolare. Il napoletano Scaramuccia (il nome significa “piccolo combattimento”) rappresenta sicuramente uno dei più comici della categoria di soldati pusillanimi e millantatori. In Francia la maschera prese il nome di Scaramouche, sedicente signore di contrade inesistenti, ladro, poltrone, furfante e contaballe. Indossa un gran berretto nero che ricorda più che altro una cuffia da letto, l’abbigliamento ettato.

 

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