Un viaggio tra i mostri…

Un bosco  popolato da mostri di pietra e animali fantastici…Un luogo dal fascino inquietante: è il Bosco Sacro di Bomarzo oggi chiamato Parco dei Mostri o  Villa delle Meraviglie.
Il parco come detto si trova a Bomarzo in provincia di Viterbo, alle falde del Monte Cimino, è un luogo insolito e surreale,tra il fiabesco e il mostruoso.
Fu realizzato nel 1552 dall’architetto Pirro Ligorio, su commissione del principe Pier Francesco Orsini.
Il principe Pier Francesco Orsini, detto Vicino, apparteneva a una nobile famiglia romana.
Tra gli Orsini, molti avevano militato nell’esercito pontificio e Vicino stesso aveva partecipato alle guerre che devastarono l’Europa nella prima metà del Cinquecento.
Si narra che proprio questi lunghi anni di vita militare lo abbiano portato a una visione disincantata e ironica dell’esistenza, controcorrente rispetto alla cultura rinascimentale della corte pontificia. Da questa nuova sensibilità, unita a interessi verso il mondo dell’alchimia, può essere nata l’idea del bosco di Bomarzo. Vicino Orsini dedicò alla realizzazione del progetto gli ultimi trent’anni della sua vita. Le prime notizie certe a riguardo risalgono al 1563, quando il letterato Annibal Caro, amico dell’Orsini, parla in una lettera de «le cose stravaganti e soprannaturali» che si trovavano nel «boschetto del signor Vicino». Oggetto di studi e interpretazioni, le figure del parco non smettono di emozionare e suscitare domande. Recentemente si è scoperto che il bosco era collegato a un giardino all’italiana che, da palazzo Orsini di Bomarzo, scendeva fino al torrente. Il contrasto tra i due modi di progettare un giardino non potrebbe essere più forte: da una parte un percorso labirintico, mostri, animali enigmatici e inquietanti. Dall’altra viali regolari e aiuole scandite in modo geometrico, con statue che esaltano una visione della vita serena e armoniosa. Dopo la morte di Vicino Orsini, il bosco dei mostri venne dimenticato e lentamente la vegetazione invase e in parte cancellò i sentieri, ricoprendo le sculture di rampicanti. Le statue, che una volta erano dipinte, persero i loro colori. Oggi il bosco, dopo secoli di abbandono, è stato riscoperto dai coniugi Bettini, proprietari dal 1954, e, dopo un attento restauro, aperto al pubblico.

Si è certi che l’attuale disposizione del Parco non sia quella originale, salvo alcuni casi documentati, e che molte delle sculture non siano più quelle del XVI secolo. Inizialmente era stato progettato come un labirinto nel quale perdersi tra i mostri.

In viaggio…

 

Il viaggio nel parco incomincia attraversando il cancello sotto il blasone degli Orsini. All’ingresso due Sfingi (il cui aspetto ricalca tanto i modelli classici della donna col corpo di leone quanto quelli egizi entrambe prive di ali)
poste a guardia del parco ad accogliere il visitatore con questo messaggio “Chi non prova stupore di fronte alle statue del parco di Bomarzo non potrà ammirare nemmeno le Sette Meraviglie del Mondo”, scendendo un’elegante scalinata a sinistra segue la statua di Proteo Glauco vecchio genio del mare, il primo vero Mostro del Parco,con la bocca spalancata, che sembra emergere direttamente dalle viscere della Terra, sormontato da un grande globo di pietra, sulla cui cima è posta una piccola torre.

 

Di fronte il Mausoleo Un grande masso apparentemente informe, in realtà modellato per sembrare il frontone di una tomba etrusca; le decorazioni ricalcano quelle di una tomba rinvenuta a Sovana.
A destra la Lotta tra Giganti: Ercole e Caco, la più grande statua presente nel Parco.
Si prosegue quindi lungo un vialetto, vicino ala cascatella, che conduce alla grande Tartaruga sul cui dorso posa la figura di una donna velata con il mantello, accanto una grossa orcache emerge dalla terra. Proseguendo si giunge alla fontana di Pegaso, quindi le Tre Grazie e due piccoli leoni che ci conducono al Piccolo Ninfeo,a destra troviamo la Fontana dei delfini, proseguendo si giunge al Grande Ninfeo preceduto da una sontuosa scalinata, che ci porta alla Platea dei Vasi, sul fondo Nettuno e sulla sinistra la spaventosa testa del mostro marino con le fauci orrendamente spalancate e la ninfa Dormiente.
A seguire il sacrario di Venere.
A poca distanza dal Ninfeo, un altro ambiente di matrice classica: il teatro (in realtà si tratta di una riproduzione molto piccola dell’esedradel palcoscenico), ancora la Nuda Abbandonata,Echidna, Leoni e Furia Alata, Proserpina, le Sirene, il Tempietto, la statua di Cerbero fiancheggiata da una serie di Ghiande e Pigne e di Orsetti Araldici; vicino alla panca etrusca c’è un’iscrizione originale del parco che recita” Voi che pel mondo gite errando vaghi, di veder maraviglie alte et stupende, venite qua dove son faccie horrende, elefanti, leoni, orsi, orche et draghi”.
Si giunge poi dinanzi all’Orco, un’enorme maschera con la bocca aperta.
Per mezzo di alcuni gradini si può entrare al suo interno, dove sono collocate delle panche e un tavolo. Data la forma dell’ambiente, le voci di coloro che vi entrano sono amplificate e distorte, creando un effetto spaventoso.

 

In ultimo ci si addentra nella zona che ospita Plutone, il Drago, ( più precisamente si tratta di una viverna, uno spaventoso mostro rettiliforme che lotta contro tre animali, oggi non più riconoscibili)

l’Elefante, che reca sulla schiena una grossa torre e nella proboscide tiene un legionario romano, quasi a volerlo stritolare.

 

Poi avanzando Vasi con Iscrizioni,
Il Vaso Gigante, Cerere, la Casa Pendente, piccola costruzione che si erge su un masso inclinato (da qui la pendenza, la curiosità più sorprendente è che all’interno gli arredi sono pendenti in senso opposto rispetto all’esterno)
e il Tempio che fu costruito vent’anni dopo rispetto al resto del Parco, che Vicino dedicò alla memoria dell’amatissima moglie Giulia Farnese.
Qual’è il significato di questo  luogo?
Secondo lo storico dell’arte Antonio Rocca che ha scritto un libro sul Sacro Bosco di Bomarzo, la chiave di interpretazione di tale luogo potrebbe celarsi all’interno di un oscuro libro di epoca rinascimentale: “L’idea del teatro” (il  libro, illustrato  andò distrutto in un incendio nel XVII secolo).
Tra le sue pagine ogni statua del parco sembra esservi descritta e questa interpretazione configurerebbe l’intero Bosco come una mappa del cosmo divisa in due aree: l’area sacra e quella profana,un percorso iniziatico di contemplazione, che porta alla  conoscenza.

 

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