#MaschereDiCarnevale: Scapino,Lo Zanni,Isabella,Leandro

Scapino

 

 

Scapino

Quella di Scapino è una figura già presente nel teatro classico. Impersona il valletto furbo e intrigante disposto a ricorrere a ogni mezzo pur di realizzare i suoi propositi. È cinico e calcolatore e sfrutta senza ritegno i deboli e gli ingenui. Di carattere è pavido e teme la violenza tanto che il suo nome, originariamente “Scappino”, deriva dal verbo “scappare”. Ciò indica l’abitudine del personaggio a scegliere sempre la fuga come soluzione semplice e sbrigativa in caso di pericolo. Di solito si fa trovare all’arrivo delle diligenze per offrire servizi gratuiti ai forestieri con l’intento, invece, di spillargli quanti più quattrini possibile. Nonostante goda di pessima reputazione per via dei sui fantasiosi imbrogli, trova sempre un padrone disposto ad accordargli fiducia. Sebbene appartenga alla schiera di maschere dei servitori, è spesso raffigurato nell’atto di suonare. Nel ’600 viene presentato in Francia e affascina subito, con la sua vivacità, i parigini.
Quando i comici italiani esportarono la maschera di Scapino in Francia, questa ispirò Molière che nel 1671, arricchendolo di raffinata furberia e fantasia inesauribile, ne trasse il personaggio di Scapin per l’opera Les Fourberies de Scapin (Le furberie di Scapino). In quegli anni, infatti, era di moda in Francia la maschera di Scaramouche che aveva conquistato i parigini sottraendo spettatori alle rappresentazioni di Molière. Con Scapino, invece, il commediografo riuscì a riconquistare il favore del pubblico.

Lo Zanni

 

Spesso nelle rappresentazioni teatrali troviamo, con vari nomi, il personaggio del servitore furbo e traffichino. Il capostipite di questa schiera di domestici è lo Zanni, un protagonista tra i più antichi della Commedia dell’Arte tanto che all’inizio, essa veniva definita anche “Commedia degli Zanni”. Il termine rappresenta la versione veneta del nome Gianni, parecchio diffuso nel contado veneto-lombardo da dove veniva la maggior parte dei domestici al servizio di nobili e ricchi mercanti veneziani. Ben presto la maschera di Zanni lasciò il posto ai servitori conosciuti con nomi specifici come Arlecchino, Pulcinella, Mezzettino, Brighella e altri.

 

Isabella

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Con questo nome appare frequentemente in scena il personaggio della giovane innamorata, centrale in parecchie rappresentazioni. Uno dei primi esempi di ragazza di questo tipo fu Fiore detta Fioretta, una fanciulla, a dire il vero un po’ ingenua e campagnola, ma graziosa nei modi e bella d’aspetto. Col passare degli anni il personaggio acquisì maturità, vivacità e compiutezza. L’interprete insuperata di questo ruolo fu un’attrice chiamata Isabella che diede poi il nome alla maschera. Dopo di lei la giovane amorosa acquista via via maggiore civetteria e malizia, diviene esperta di poesia e di musica oltre che ambita ospite di sovrani e aristocratici. Non le mancano tuttavia l’astuzia e l’iniziativa tipiche delle domestiche come la simpatica Colombina.

Leandro

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La maschera di Leandro appartiene alla schiera degli innamorati. Di solito questo personaggio rappresenta il modello di uomo della sua epoca ed è provvisto di numerose virtù, ma Leandro, dopo essere stato uno dei più applauditi del suo genere, è destinato ad avere una carriera poco felice. Alla fine del ’600, infatti, le compagnie teatrali cominciano a rappresentarlo con una crescente vena di ridicolo e all’inizio del ’700 egli non ha più granché di cui vantarsi: gli intrecci teatrali lo fanno diventare il figlio di qualche Capitano sterminatore di Saraceni il quale, malgrado gli abiti guarniti di pizzi e merletti e il parlare forbito, non riesce a collezionare che sdegnosi rifiuti. Di carattere è permaloso e risulta maldestro e suscettibile. Non accetta che qualcuno abbia più fortuna di lui e gli succede parecchie volte al giorno di mettere mano alla spada, anche se nessuno ne ha mai vista la lama. Grazie alle sue veloci giravolte, nelle risse, si ripara agevolmente da colpi e calci. Esistono dubbi pure sulla cultura del nostro sventurato amico: il pettegolo Arlecchino riferisce di aver trovato nella tasca di Leandro un sillabario intonso e di averlo visto firmare con una croce!


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