#MaschereDiCarnevale: Mezzettino,La Marchesa di Barolo,Sandrone

Mezzettino

 

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La maschera di Mezzettino rappresenta una delle tante varianti dello Zanni, il servo furbo e intrigante caratteristico della Commedia dell’Arte.
È il risultato della contaminazione delle doti di Brighella e Scapino, con qualche richiamo ad Arlecchino.
Sembra che il nome derivi da “mezzettin boccale” che significa “mezzo boccale”, probabilmente con questo termine gli attori comici indicavano i colleghi di bassa statura.
All’inizio della sua carriera, Mezzettino indossava un abito abbondante con cappello a punta e maschera sul viso.
Successivamente il vestito divenne un gaio completo a righe verticali bianche e rosse con mantello corto, blusa e pantaloni al ginocchio.
Il cappello prese una foggia simile al copricapo dei cuochi, mentre la maschera sparì.
Diversamente da molti suoi colleghi, Mezzettino deve il successo agli astuti propositi piuttosto che all’abilità di menar le mani.
Canta e improvvisa parodie accompagnandosi magistralmente con la chitarra e questa sua dote gli porta il favore delle donne e la fama di personaggio galante. È un servitore vivace ed elegante, scaltro e impareggiabile nello sbrigare le faccende di cuore del suo padrone ma soprattutto le sue.

La Marchesa di Barolo

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Godeva di gran fama in Torino e in tutto il Piemonte la Marchesa di Barolo, signora ricchissima e di grande pietà, tutta dedita a opere di beneficenza. Costei, piena di venerazione per don Bosco, vedendolo ridotto in fin di vita, ritenne necessario un suo energico intervento, perché abbandonasse l’Oratorio. Un bel giorno, chiamatolo a sé, prese a dirgli: “Don Bosco, intendo farle una proposta per lei assai vantaggiosa. Lasci i suoi ragazzi, e passi alla direzione dei miei Istituti”. Don Bosco senza esitare, rispose: “Che dice, signora?… Lasciare i miei ragazzi?… Oh no! Io non posso, non debbo abbandonarli. Vostra signora ha molti denari e mezzi, troverà facilmente chi la possa aiutare. Chi invece si prenderà cura di questi miei fanciulli?”. “Dunque, lei preferisce i suoi piccoli vagabondi ai miei Istituti? E che cosa potrà fare, così povero, senza un soldo e senza aiuti?”. Continuò don Bosco: “Signora Marchesa, io sono povero, non ho un soldo, ma non ho bisogno di lei!”. “Ecco il superbo! Si trova nella miseria e non ha bisogno di me!”, esclamò la Marchesa. “No, signora, non ho bisogno di lei, ma qualora la Provvidenza dovesse servirsi di lei per aiutarmi, ne approfitterei ben volentieri e gliene sarei riconoscente”. “No! No! A don Bosco niente. Non mi venga più innanzi, perché gli chiuderei la porta in faccia”.
Don Bosco se ne partì inchinandola profondamente. La Marchesa che, dopo tutto, era donna di insigne pietà e fine criterio, ritornò a più miti consigli e di tanto in tanto mandava a don Bosco le sue generose offerte.

Sandrone

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Sandrone è una maschera tradizionale modenese del XIX secolo. Rappresenta un contadino zotico e grossolano con faccione bernoccoluto e naso rosso. È un gran lavoratore pieno di buon senso ma ama le zuffe e menar le mani, a ragione o a torto. Gli piace bere e porta sempre con sé un fiasco di vino rosso. È una sorta di portavoce del popolo umile, maltrattato e sempre in cerca di stratagemmi per sbarcare il lunario. Indossa abiti popolani di foggia settecentesca: giubba di velluto a coste, calzoni al ginocchio, calze lunghe a righe e gilet. Ai piedi porta scarponi da contadino e in testa un cappello floscio che sembra una cuffia da notte. Circa a metà dell’800 compare anche la figura della moglie Pulonia: si inizia a formare così la famiglia Pavironica che si completa con il figlio Sgorghìguelo. Le tre maschere, da oltre un secolo, allietano i modenesi durante il Carnevale quando i cittadini si affollano in Piazza Grande per assistere al tradizionale “sproloquio”, il discorso che i tre pronunciano dal balcone del Palazzo Comunale. Parlano in dialetto modenese muovendo critiche bonarie all’amministrazione locale e facendo commenti sagaci sulla vita cittadina.

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