#MaschereDiCarnevale: Gianduia,Beppe Nappa,Gorgiera

Gianduia

 

https://upload.wikimedia.org/wikipedia/it/4/4c/Gianduja.jpg

Gianduia è la maschera ufficiale di Torino.
Nasce ad opera di un burattinaio:GOIAN D’LA DOUJA.
Era così chiamato perchè in qualunque osteria entrasse chiedeva un boccale di vino ( douja, in dialetto piemontese).

Indossa una giacca marrone con i bottoni rossi e un panciotto
giallo. I calzoni, corti al ginocchio, sono verdi.
La maschera e le scarpe sono
nere, mentre le calze sono rosse; in testa porta un cappello
marrone.
Quando Gianduia esce, porta sempre con sé un ombrello
verde.
Gianduia è buono e generoso con tutti ecl è sempre allegro.
È molto intelligente, non sa dire bugie e non si lascia imbrogliare
dalle altre maschere.
Non ha nemici e sa dare a tutti un saggio consiglio.
L’unico difetto che ha è che a volte gli piace bere un po’ divino
rosso quando è in compagnia e cosi, quando torna a casa, sua moglie Giacometta lo sgrida.
I suoi figli si chiamano
Gianduiotti e gli abitanti di Torino, che vogliono molto bene alla loro maschera e alla sua famiglia, hanno chiamato
Gianduiotti i loro buonissimi
cioccolatini.

Beppe Nappa

Questa maschera è siciliana, ma di origini calabresi; lo troviamo anche con il nome di “Peppe” Nappa.
Ricorda un po’ il personaggio del pagliaccio e di Pierrot anche se non c’è in lui un velo di tristezza.
Ha sempre sonno e sbadiglia di continuo; è il servitore di un padrone a cui sottrae di nascosto il cibo.
Come evidenzia il suo nome (in dialetto “nappa” significa “buono a nulla”) è pigro e svogliato. La sua unica virtù è un fiuto infallibile che lo guida rapidamente alle riserve di cibo.
Se il suo padrone lo cerca può star certo di trovarlo in cucina, se non per abbuffarsi, almeno per annusare i profumi della dispensa. Per il resto del tempo, vive nel proprio mondo dei sogni.

Beppe Nappa indossa un abito
largo e arioso, di colore azzurro,
porta un berretto di feltro bianco
o grigio sopra la calotta bianca.
Il suo nome, secondo alcuni,
deriverebbe da Beppe e da nappa
che dal dialetto siciliano si
traduce in “Giuseppe toppa dei
calzoni” e, per estensione, “uomo
da nulla”.

Gorgiera

Avrete notato che le nostre amiche maschere indossano spesso un colletto pieghettato.

Si tratta della “gorgiera”, un ornamento tipico della classe aristocratica del ’500 – ’600 portato sia dagli uomini che dalle donne.
Il nome deriva probabilmente dalla parola francese “gorge”, che significa “gola”.
In Italia le prime gorgiere comparvero intorno al 1530 ed erano cucite direttamente sulla camicia bianca già arricchita da polsini arricciati.
Col tempo questo vistoso ornamento aumentò via via le sue dimensioni, venne staccato dalla camicia e decorato con ricami e merletti.
Abilissime erano le merlettaie veneziane, maestre dell’ago e artiste del tombolo.
Per rendere più rigide queste ruote di tessuto (fatte soprattutto di lino finissimo) si usava inamidarle e rafforzarle con delle cannucce che le rialzavano sulla nuca.
Comoda come un vassoio da portata infilato intorno al collo, la gorgiera fu sostituita, intorno al 1630, da morbidi colletti di pizzo adagiati sulle spalle.

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