L’Aloe nel mondo contemporaneo

Il primo studio scientifico dedicato alla scoperta dei principi attivi responsabili degli straordinari effetti dell’Aloe venne redatto dai ricercatori inglesi Smith e Stenhouse nel 1851.

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I due luminari identificarono e titolarono la prima componente conosciuta, l’aloina. Gli estratti di aloina e aloemodina sono citati nel British Pharmaceutical Codex del 1907 con indicazioni d’uso principale, sotto le azioni purganti. Solo dopo il 1930 l’Aloe divenne oggetto di approfonditi studi, svolti soprattutto negli Stati Uniti d’America e in Russia. A partire dal 1935 due medici del Maryland, Collins e Collins, rispettivamente padre e figlio uscirono con la pubblicazione di alcuni loro studi sull’uso dell’Aloe Vera, nel trattamento di radiodermatiti. Infatti l’anno antecedente si imbatterono nella cura di una donna affetta da dermatite post-radioterapica clinica. Si sa che la tecnologia medica in quegli anni stava muovendo i primi passi e che le dosi di radioisotopi somministrate per la cura di patologie cancerose, non erano del tutto equilibrate. In questo modo sorgevano degli effetti collaterali non indifferenti, come estese ustioni a carico del sistema epiteliale. I due medici sulla base di vecchie conoscenze erboristiche, sapevano che il gel ottenuto dalle foglie di Aloe, era usato per curare gravi lesioni provocate da protratta permanenza sotto il sole.

 

 

 

Con grande stupore, videro che solo dopo 24 ore i forti pruriti della loro paziente erano decisamente leniti, dopo alcune settimane, la pelle della fronte era in avanzato stato di ricrescita e dopo cinque mesi dall’inizio della cura , la paziente fu clinicamente dimessa con completa guarigione. Da questi promettenti risultati scaturì il grosso interesse da parte di tutta la comunità medico-dermatologica americana e seguirono numerose ricerche e test clinici sia sull’uomo che su cavie animali. Le prime vere analisi furono condotte nel 1940 dal professor Tom Rowe dell’Università della Virginia, il quale comprese che l’agente medicamentoso doveva trovarsi concentrato nella parte dura e coriacea della foglia. Nel 1959, fu la volta del Ministero della Sanità Americano, la famosa FDA, la quale documentò ed attestò definitivamente l’evidente capacità rigenerativa dei tessuti cutanei offerta dai preparati a base di Aloe. Fu così che questa pianta venne sdoganata ai favori della comunità medico-scientifica internazionale. I ricercatori russi scoprirono inoltre l’utilità del gel di Aloe in patologie ginecologiche e parodontistiche, concludendo che riduceva del 50% il tempo di guarigione di lesioni cutanee dovute a congelamenti, scottature o eritemi solari.

 

Altri studi russi constatarono che l’ Aloe al suo interno contiene numerose sostanze medicamentose, tra le quali l’acido salicilico e l’acido cinnamico, rispettivamente antidolorifico e antielmintico o vermifugo. La scoperta che consacrò definitivamente questa pianta nell’ampio panorama etno-medico, venne da un farmacista texano, Bill Coats, alla fine degli anni Cinquanta. Coats riuscì a stabilizzare la polpa rendendo possibile la sua commercializzazione in tutto il mondo, senza più problemi ossidativi o di fermentazioni indesiderate, che compromettessero la validità del preparato sia esso succo alimentare o crema dermatologica ad uso topico. Nei successivi decenni furono eseguite notevoli ricerche sulle reali ed innumerevoli proprietà di questa pianta che può essere classificata, a giusta ragione, la REGINA delle piante terapeutiche esistenti sulla Terra!

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