Il Giorno della memoria

Oggi, 27 gennaio, ricorre il Giorno della Memoria, dedicato alla commemorazione delle vittime dell’Olocausto e a diffondere la conoscenza della Shoah e dei crimini perpetrati dal nazifascismo prima e durante la seconda guerra mondiale. Con il termine ebraico “Shoah”, che significa “tempesta devastante”, indichiamo lo sterminio del popolo ebraico. Fra il 1939 e il 1945 circa 6 milioni di Ebrei vennero uccisi dai nazisti del Terzo Reich con l’obiettivo di creare un mondo più “puro”.
Base dello sterminio fu un’ideologia razzista e antisemita che Hitler espresse in un libro da lui stesso scritto: “Mein Kampf”, “La mia battaglia”. La “soluzione finale” era il nome dell’operazione di sterminio ariano, da attuarsi attraverso un processo di progressiva emarginazione degli Ebrei dalle società in cui vivevano, di segregazione e repressione (come previsto dalle leggi di Norimberga del 1935), fino alla decisione di realizzare lo sterminio sistematico.
Lo sterminio cominciò dalla Germania, per espandersi nei paesi conquistati dal Terzo Reich, colpendo gli Ebrei.
Essi furono, inizialmente, ghettizzati, cioè potevano vivere solo in alcuni quartieri delle città (il principale ghetto europeo, per estensione e numero di abitanti, era quello di Varsavia), e poi furono deportati nei campi di concentramento e di sterminio, costruiti nell’Europa orientale. Questi erano ad Auschwitz, Treblinka, Dachau, Bergen Belsen, Mauthausen, dove vi giungevano ogni giorno convogli carichi di persone. Secondo un sistema pianificato nei minimi dettagli, i deportati passavano una selezione iniziale, in cui venivano scelti coloro che erano in grado di lavorare, mentre gli altri venivano destinati verso la camera a gas. I campi di sterminio erano anche luoghi di torture, di esperimenti scientifici su cavie umane, di lavori forzati e selezioni quotidiane. Furono vittime dello sterminio anche gli zingari, gli omosessuali, i testimoni di Geova, gli oppositori politici. In questo clima di terrore, di persecuzione, vi sono stati uomini che, a rischio della propria vita, cercarono di salvare gli ebrei, nascondendoli, o procurandogli documenti falsi, o cercando di portarli in luoghi sicuri.

 

Fra alcuni vi erano a Budapest l’italiano Perlasca e lo svedese Wallenberg; a Istanbul, Angelo Roncalli (futuro Papa Giovanni XXIII); a Salonicco il console fascista Guelfo Zamboni riuscì a impedire la deportazione degli ebrei italiani e degli ebrei greci, stampando passaporti falsi.

 

 

Testimonianze per non dimenticare

La scrittrice Mirjam nacque a Padova e visse l’infanzia in un clima di esclusione e isolamento, dettato dalle leggi razziali. Tanti amici di famiglia erano partiti a causa della paura. Da bambina di cinque anni viveva questi cambiamenti nella vita della sua gente senza porsi domande particolari, ma anzi come qualcosa che era improvvisamente accaduto per il solo fatto che erano ebrei. A cinque anni iniziò con entusiasmo la scuola di pianoforte, ma la maestra era priva di calore umano, la costringeva a duri esercizi per rafforzare le sue dita. Questi comportamenti rigidi, uniti all’atmosfera di paura, ingigantivano le sue ansie. Inoltre, sull’ingresso della casa fu dipinta, con della vernice rossa, una stella di David e un impiccato di dimensioni reali. Cose che non facevano stare tranquilli. Nel maggio 1943 venne distrutta la Sinagoga, (cioè la “Casa del Signore”) e questo per lei fu uno shock. Le prove per lei e la sua famiglia come per gli altri ebrei erano dolorose e i pericoli della persecuzione e dei rastrellamenti potevano essere imminenti. Così la famiglia decise di partire per raggiungere in poche settimane la città di Assisi, che Mirjam chiamava la loro arca di Noè. Avevano preferito la Città del Poverello perché il padre aveva ricevuto buone informazioni sul
podestà di Assisi e per l’attrazione che costui aveva per san Francesco. Mirjam quando arrivarono ad Assisi sentì di essere stretta in un grande abbraccio, qui ritrovò un soffio di umanità e di calore. Un respiro benefico. Scrive Mirjam:

 

Nel 1943, per salvarsi dalle persecuzioni naziste, la mia famiglia trovò rifugio ad Assisi, dove ricevette un aiuto meraviglioso da parte del Vescovo Nicolini e di tutto il clero locale. Ci fornirono anche di carte d’identità false, dove risultavamo originari di Lecce. All’inizio, ancora con i documenti veri, si alloggiò per un mese in un piccolo albergo, l’“Albergo del Sole”, e successivamente in una casa privata; qui avevamo due camere, di cui una era la stanza da pranzo, il luogo dove praticamente si viveva gran parte della giornata. Al centro c’era un grande tavolo rettangolare, di legno scuro. E lì è nato “Gli abitanti del Castelletto”. In quel periodo, ovviamente, io non studiavo e quindi non avevo compiti da fare. Il mio tempo era completamente vuoto. Cominciai a scrivere; e man mano che andavo avanti incominciavano a prendere vita personaggi straordinari, che riempivano la mia solitudine e mi trascinavano in un mondo nuovo, sconosciuto, dove tutto aveva la luminosità delle favole. In quelle pagine io “vivevo”. Nessuno si interessava a ciò che facevo, a ciò che scrivevo. Ma un giorno ricordo che mio padre, passando lì vicino, vi dette un’occhiata e, immediatamente, costernato, mi ordinò: “Devi cancellare subito quel nome, è pericoloso”. Infatti stavo introducendo, allora, un personaggio cui avevo pensato di dare il nome di “Momolo Carotina” e, secondo il papà, quel nome poteva evocare la nostra origine veneta e non quella meridionale, come doveva essere secondo le carte false. E così, rapidamente, “Momolo” divenne “Filomeno”: “un”, anzi “il” personaggio chiave di tutto il racconto, che si svolgeva passo passo, ininterrottamente. Ed è a questo continuo fluire di fatti e di immagini fantastiche che io devo in parte la mia salvezza interiore. Le cose terribili che avvenivano e che io sentivo e in un certo senso già “sapevo”, rimanevano “fuori” o, meglio, si controbilanciavano con quello che era divenuto il mio mondo dove tutto era bello, possibile, buono. E la storia terminava con un matrimonio felice.

Ci sono tante altre testimonianze che devono essere lette ed
EROI che devono essere conosciuti, se volete leggete QUI

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