Emicrania, presto un “vaccino”

Un farmaco per prevenire l’emicrania.
Una sorta di “vaccino” con cui controllare al massimo la frequenza degli attacchi emicranici potrebbe diventare presto realtà. Il farmaco, in avanzata fase di sperimentazione, sfrutta l’azione di un anticorpo per bloccare una sostanza che gioca un ruolo chiave nella genesi del dolore emicranico.

Una buona notizia per chi soffre di emicrania, circa il 14% della popolazione. L’emicrania è la forma di mal di testa che costa di più sia in termini di mancata produttività che di costi sanitari,

 

 

 «circa 120 milioni di euro l’anno nella sola Comunità europea»,

 

 

dice il dottor Vincenzo Tullo, specialista neurologo e responsabile dell’ambulatorio sulle cefalee di Humanitas.

 

 

«L’emicrania

 

– continua –

 

 

è la malattia neurologica più disabilitante. È una patologia invalidante soprattutto per i cosiddetti emicranici cronici, che soffrono di mal di testa per almeno 15 giorni al mese».

Che tipo di farmaco è oggetto di questa sperimentazione?

«Si tratta di una nuova terapia a base di anticorpi monoclonali, una innovativa classe di farmaci già impiegata nel trattamento di altre malattie. In questo caso l’anticorpo è diretto verso una proteina, il GCRP (peptide correlato al gene calcitonina), una sostanza che ricopre un ruolo determinante nell’insorgenza del dolore durante un attacco di emicrania. È rilasciato dal sistema trigeminale e determina vasodilatazione che, a sua volta, induce la trasmissione degli impulsi dolorosi ai centri nervosi».

I risultati dei test sono molto promettenti e i vantaggi di questo farmaco sono diversi:

 

 

«In primo luogo la facilità di assunzione. Il farmaco verrebbe preso una volta al mese con un’iniezione sottocutanea. Oggi molti pazienti devono prendere i farmaci di prevenzione anche tutti i giorni e a volte in più momenti della giornata». «Inoltre la terapia verso questa particolare proteina sarebbe duplice, ovvero sia in chiave preventiva che come terapia di bisogno. In questo caso il farmaco è un antagonista del recettore del GCRP; in altre parole impedirebbe a questa proteina di legarsi al suo recettore riuscendo a placare il dolore».

Ma l’obiettivo principale resta l’uso del farmaco in chiave preventiva.

 

 

«L’obiettivo è ridurre della metà gli attacchi di emicrania in un mese. Per questo motivo

 

 

– conclude lo specialista –

 

il target ideale della nuova terapia sarebbero i cosiddetti emicranici cronici, ovvero ad alta frequenza. Sono loro che pagano di più il prezzo del trattamento dell’emicrania in termini di ore di lavoro o studio perse, di calo della produttività e di peggioramento della qualità della vita».

 

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