Un antico sapere (#UnPoDiMe)

“L’Uomo ha paura del Tempo.

Ma il Tempo ha paura delle Piramidi””

 

Quando ero piccola avevo un sogno: da grande sarei diventata un’ archeologa oppure, se mi andava male avrei fatto l’astronauta se poi proprio mi andava malissimo allora mi sarei accontentata di fare il chirurgo, (eh si, dopotutto sono sempre stata una ragazza che si accontenta di poco)

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(…) e fu così che….

 

 

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Da allora in avanti mi sono interessata sempre di più a questa meravigliosa civiltà che sembra anche essere stata molto più avanzata della nostra, contrariamente a ciò che credevamo.
Prendiamo le piramidi ad esempio, esse sono tra i monumenti che sono giunti intatti fino a noi, perciò sorge una domanda: come saranno state costruite?
Fino a poco tempo fa, la teoria che circolava era che gli schiavi avrebbero trascinato i pesanti blocchi uno ad uno (alcuni anche soccombendo sotto il loro peso) ora ci sarebbe una nuova teoria, a quanto pare i pesanti blocchi in pietra venivano trasportati attraverso un ingegnoso sistema che, ricorrendo a sabbia bagnata, riduceva di molto lo sforzo necessario, o almeno è questo ciò che affermano alcuni studiosi olandesi :

 

 

“È noto come fondamentale fosse il ricorso alle slitte di legno per trascinare i massi già tagliati o le statue: sì, ma come si superava il problema dell’attrito,ottimizzando così le energie spese?
La risposta l’avrebbero trovata gli scienziati della University of Amsterdam i quali, osservando il modo in cui un corpo scivolava sulla sabbia asciutta o bagnata, hanno concluso che per agevolare lo svolgimento dei lavori che tanto segnarono e caratterizzarono la geografia dell’antico Egitto sarebbe stata sufficiente nient’altro che una modesta quantità d’acqua.
Attraverso alcuni esperimenti, i ricercatori hanno dimostrato come l’attrito può essere considerevolmente ridotto grazie all’aggiunta di acqua,purché in piccole quantità:la conseguente capillarità, ossia l’interazione tra le molecole di acqua e quelle che compongono
il materiale solido, aumenta il modulo di scorrimento della sabbia,favorendo quindi in sostanza lo scivolamento degli oggetti trascinati su di essa.
L’operazione andava condotta, senza dubbio,con molta perizia e in base a precisa esperienza, dal momento che troppa acqua avrebbe causato ulteriori problemi, aumentando il coefficiente di frizione e portandolo nuovamente ai livelli di quello della sabbia asciutta; quest’ultima, oltre a presentare il problema dell’attrito, tende ad accumularsi, creando così un ostacolo aggiuntivo all’oggetto che viene trasportato, ragione in più per ricorrere alla sabbia lievemente bagnata onde utilizzare al meglio le energie dei lavoratori.
Ma le sorprese… Continua a leggere»

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