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Terzo giorno del blogtourSardegna2014

By ungiroincucina2

Questo post riapre il mio blogtoursardegna2014, il terzo giorno siamo andati a Cabras un comune della provincia di Oristano, sulla riva sinistra dello stagno Mari Pontis.
Un po’ di storia:
Il territorio di Cabras è abitato dall’uomo fin dal neolitico, come dimostrato dall’importante villaggio di Cuccuru is Arrius. In epoca nuragica, durante l’età del bronzo, il territorio di Cabras appare intensamente popolato, si contano infatti all’incirca 75 nuraghi, di cui 47 monotorre e 28 di tipo complesso.

 Alla prima metà del I millennio a.C. vengono datate dagli studiosi le imponenti statue di Monte Prama, rinvenute casualmente negli anni settanta e recentemente restaurate.
Nel collage su potete infatti notare il bellissimo panorama del Monte Prama.
Nella strada verso il Monte Prama abbiamo incontrato la Chiesa di San Giovanni di Sinis, costruita su un’area anticamente adibita a necropoli punica e poi cristiana, fu edificata durante il periodo bizantino a metà del VI secolo: subì un ampliamento longitudinale tra l’IX e il X secolo e si presenta ancora oggi nella sua forma altomedievale che ne fa una delle più antiche della Sardegna.

Dedicata a san Giovanni Battista la piccola chiesa si presenta oggi con pianta rettangolare e abside sporgente rivolta ad Est e appare costruita in blocchi di spoglio in arenaria a vista presumibilmente provenienti dalle mura dell’antico abitato punico di Tharros che dista poche centinaia di metri dall’edificio.

 Cabras si trova ai bordi dello stagno omonimo, uno tra i più grandi di acqua dolce della Sardegna e comunica col mare attraverso una serie di canali. 
Un tempo sullo stagno si andava a pesca con imbarcazioni dalla forma appuntita, is fassonis, costruite con erbe palustri essiccate al sole,

 avvalendosi della stessa tecnica usata dai Fenici. Sempre a questa popolazione sembra risalire anche la ricetta de “sa merca”, piatto tipico di Cabras: i muggini vengono avvolti in erbe lacustri e lasciati a macerare in acqua salata. La città è conosciuta poi per essere la maggiore produttrice sarda della tipica bottarga, costituita dalle uova del muggine pressate, salate e seccate, che si può assaporare in gustose ricette in diversi ristoranti della cittadina. Per questo infatti ci hanno coinvolto in un’attività di simulazione di pesca 

Loro vivono proprio di pesca e la muggine è in pratica il nostro tonno, non buttano nulla. 

Finita l’attività di simulazione siamo passati al ristorante dove anche qui siamo stati coinvolti in attività di laboratorio, ma direi più che a lavorare abbiamo mangiato o meglio ancora fatto colazione erano solo le 10 del mattino :-P, muggine inbiondita leggermente con olio e pomodorini, spaghetti con bottarga di muggine e pomodorini, bottarga affumicata e bottarga essiccata, insomma io ovviamente mi sono divertita 
Finita la colazione ci siamo trasferiti all’enoteca Contini, l’azienda venne fondata nel 1898 ed è tra le più antiche e prestigiose case vinicole della Sardegna. I nipoti ed i pronipoti del fondatore si dedicano ora con passione e competenza all’attenta selezione delle vigne e delle uve, alla vinificazione ed all’invecchiamento, nel rispetto delle più antiche tradizioni locali, tale azienda si identifica con LA VERNACCIA DI ORISTANO.
A partire dal 1980 l’azienda conserva intatte le sue tradizioni di produzione della Vernaccia e del Cannonau valorizzandone i vitigni e loro qualità.

Sardegna capitolo secondo Agriturismo Fratelli Muzzu

By ungiroincucina2

 Ed eccomi ritornata con un altro post sul #blogtoursardegna2014, oggi vi parlerò dell’esperienza all’Agriturismo Padru dei f.lli Muzzu, in questa bellissima giornata ho avuto modo di conoscere la splendida Maria Antonietta Mazzone, donna dalle mille risorse, una donna che appena siamo entrati in agriturismo ci ha dotati di grembiulino e messi subito all’opera, abbiamo cucinato e lavorato prodotti ed ingredienti della Gallura e conosciuto una cucina che per certi aspetti sembrerebbe povera negli ingredienti ma proprio come scrive nel suo libro la cara Maria Antonietta “una cucina che cambiano i luoghi, clima e usanze, ma a partire da quel luogo chiamato casa, con un piatto, forse povero degli ingredienti ma ricco di affetti e sentimento, ci fa sentire al centro dell’universo.” Da qui nasce il suo libro “Sapori della memoria”  un libro dove sono racchiuse ricette dal sapore antico una cucina che parte dalle origini, e che noi abbiamo avuto la fortuna di assaggiare e conoscere.

In questo giorno mille preparazioni sono state al centro della nostra attenzione, dai carciofi ripieni badesi vi metto subito la ricetta:
Ingredienti:
8 carciofi
40 g di pecorino
2 cucchiai di pangrattato
20 g di parmigiano
8 fette di peretta fresca
2 spicchi d’aglio
1 ciuffetto di prezzemolo
1 limone (succo§)
4 cucchiai di olio di oliva
Sale e pepe q.b.

Olio evo per ungere il tegame 
Eliminare dai carciofi le foglie più esterne e tagliare il gambo. Con l’aiuto di un cucchiaino, svuotare leggermente il centro del carciofo, facendo ruotare per eliminare l’eventuale peluria bianca all’interno. Immergere i carciofi in un catino con acqua e succo di limone. Triitare finemente aglio e prezzemolo e amalgamare con olio, pangrattato, pecorino, parmigiano, aggiustare di sale e pepe.
Riempire i carciofi con l’impasto (avendo cura di riempire non solo la parte centrale, ma allargando leggermente le foglie del resto del fiore) e disporli su un tegame con un fondo di olio e qualche cucchiaio di acqua. Appena l’acqua accenna a bollire coprire con un coperchio e proseguire la cottura, aggiungendo ai carciofi le fette sottili di peretta solo alla fine, pochi minuti prima di spegnere il fuoco.

Dalla preparazione dei carciofi siamo passati alla preparazione  delle IMPANADONE di Agnellino e patate, di una delizia assoluta,

           Dall’Impanadone alla zuppa di cavolo, altra bontà

                         

Dalla zuppa di cavolo alla preparazione del Porceddu
 Siamo entrate in questa cantina, l’odore di porceddu arrosto mi ha avvolto, questo signore era messo lì armato di tanta pazienza a cuocere questo porcellino che poi si è rilevato di una carne molto tenera e delicata, servito con delle bacche di  mirto e scorza d’arancia, davvero unico e speciale, dal sapore antico e tradizionale.
Ovviamente poi non poteva mancare la carrellata di dolci che abbiamo preparato sempre in compagnia della nostra Maria Antonietta dalle Seadas un dolce tipico.
 Tranquilli che di questo avrete la ricetta molto presto
Immediatamente dopo siamo passati alla preparazione delle Acciuliddi
Dalle Acciuleddi alle Arrubiolus , insomma davvero dei dolci semplici ma di un sapore unico.
Finito questa lavorazione siamo passati all’ARANZADA un dolce semplice con pochissimi ingredienti e dalla bontà assoluta, in pratica è il nostro torrone ma con qualche piccolissima variante che fa la differenza 
 In questo giorno così intenso ho conosciuto delle persone fantastiche, dalle quali ho imparato moltissimo, ho davvero toccato con le mani la tradizione gallurese e quindi di parte della Sardegna un tuffo nella loro cultura, ricca di storia, ma ricca anche di musica, siamo stati piacevolmente accolti dai TENORES del luogo
In Sardegna la musica tradizionale è al giorno d’oggi un’espressione assai viva connessa con gli scenari della vita comunitaria quotidiana e festiva. Non è soltanto folklore, la musica viene eseguita e soprattutto ascoltata da uomini e donne di ogni età, o estrazione sociale, è un momento di convivialità e condivisione dei valori della comunità. In questo modo viene garantita l’eredità dei repertori musicali, perché proprio questa musica serve per manifestare la loro identità e prolungare il più possibile la tradizione TENORES.
Insomma A DISTANZA DI UN mese esatto ho davvero nostalgia di questo magnifico viaggio, ma ho nostalgia soprattutto di quegli odori che mia hanno accolta in un abbraccio profondo ed intenso che solo i Sardi ti riescono a dare, un trasferimento di emozioni e sensazioni che mi hanno catapultato nella cucina quella vera, quella tradizionale, sensoriale, dove unico ingrediente speciale è l’amore che si trasmette per quei piatti dal sapore antico ed unico e che basta davvero poco per riprendere e proporre oggi come non mai, perché il vero senso della cucina sta nelle manipolazioni del cibo, nel toccarlo, averci a che fare capire e sentire la consistenza di un impasto piuttosto che di un dolce, e non sta nel dover per forza apparire e rendere un piatto esteticamente bello, anche un pezzo di PORCEDDU servito con delle foglie di mirto o l’ARUNZADA con delle foglie di arancio rende tutto irrimediabilmente più bello e ti riporta al vero senso della cucina.
A presto con un altro post indimenticabile dalla Sardegna

Sardegna questa sconosciuta primo giorno del blogtour

By ungiroincucina2

Ed eccomi a raccontarvi di questa nuova ed entusiasmante avventura il bellissimo #Blogtoursardegna2014, organizzato in collaborazione con le Camere di Commercio di Oristano, la Camera di Commercio di Sassari, l’associazione Girolio, e per finire l‘associazione Italiana Foodblogger, di cui la sottoscritta  fa parte.
 Dunque, constatato che sono stata scelta per l’uso indiscutibile che faccio di tutti prodotti tipici della dieta mediterranea,ahahahahhaah ;-),  parto per la Sardegna giorno 11 Dicembre, arrivo ad Alghero con l’entusiasmo di una bambina ( a parte che come sempre a Fiumicino si perdono la mia valigia, ma vabbè un piccolo particolare che posso benissimo sottovalutare), ci dividono subito in gruppi e lì ho il piacere di conoscere delle persone fantastiche, foodblogger anche loro che fin dal primo giorno mi hanno conquistata.

Partiamo alla volta di Olmedo piccolissima cittadina, ospiti della sig,ra Mariella Pinna impariamo l’arte bianca del pane delle feste 

Confronto evidente  scaturito con un piccolissimo paesino della provincia di Agrigento, San Biagio Platani, dove a Pasqua si tiene una bellissima manifestazione in cui preparano questi pani particolari.

Anche in Sardegna lavorano questi pani tipici che vengono preparati in occasione di matrimoni, comunioni, o feste padronali.
Si da il caso che partiti alle 5 del mattino, il profumino del pane ci cattura inesorabilmente , la mamma della Sig.ra Pinna ci ha offerto gentilmente una fettina di pane appena sfornato con dello strutto spalmato e ripassato in forno, e lì stupore comune, abbiamo subito capito cosa ci saremmo dovuti aspettare per i giorni a seguire.
La Sardegna, questa sconosciuta, eppure di una tradizione culinaria che mi ha stupita, ho trovato subito un’affinità con la cucina siciliana pazzesca, in qualsiasi posto andassimo, mi partivano subito i confronti e devo dire che il modo di fare dei Sardi non è per niente diverso dal nostro carattere siciliano, del resto siamo isolani allo stesso modo.
Ovviamente scoccano le 12 si parte, destinazione Tenute Delogu a Sassari, e lì ho perso completamente ed interamente la cognizione del tempo, vi faccio vedere in breve quello che abbiamo degustato…così giusto per farvene un’idea, vi dico solo che io ricci di mare li adoro , una delizia pazzesca, lasciavano un retrogusto dolce, poi un assaggio di bottarga di muggine con i cariciofi, salumi e formaggi tipici, ovviamente solo un assaggio….solooooooo!!!
Per finire ci siamo bevuti quel buon bicchiere di Vermentino bianco,  il giusto epilogo di questa ottima degustazione dei prodotti tipici.
 A quel punto sazia dell’ottima merenda la mattina a casa della sig.ra Pinna e poi quel pranzetto leggero mi sono detta : “Stasera non mangio”, ecco non lo avessi mai detto,  destinazione TULA (SS) Minicaseificio Monzitta e Fiori, non vi dico che odore appena siamo entrati, penetrante, intenso,  ho trovato una pulizia ed un ordine straordinario, abbiamo conosciuto i padroni di casa, i quali mi hanno stupita per la loro modernità e per la voglia che hanno avuto di investire i loro guadagni di una vita in quel caseificio,  dove unico ingrediente comune è il pascolo, mucche, capre e pecore allevate all’aperto, brucano erba e basta, non c’è altro, questa è la politica, ancora c’è qualcosa  che mi stupisce.
Riprendiamo il cammino verso l’agriturismo Pedru Caddu, e lì ceno con una delizia che non avrei mai osato immaginare, la zuppa di pane, e tante ma tante altre cosine buonissime ma qui vi darò la ricetta solo del pane

 Questa è la ricetta prelevata dal libro di Maria Antonietta Mazzone , I SAPORI DELLA MEMORIA, Cucina tradizionale della Gallura.

Ingredienti:
3 fette di pane Carasau;
1 mazzetto di finocchietti selvatici;
1 kgdi carne da brodo (manzo);
1 carota;
1 patata;
3 pomodori da salsa;
abbondanti ciuffi di prezzemolo;
1 pomodoro secco;
1 costa di sedano;
1 cipolla;
300 gdi peretta a fette ( noi possiamon utilizzare la scamorza dolce)
100 di pecorino
Preparare un brodo saporito con 2 lt di acqua, la carne, la carota, la cipolla, il prezzemolo, il pomodoro, la patata, il sale, In pentola a pressione occorrono circa 18 minuti. Portare a bollore in un’altra pentola dell’acqua (poca) con un po’ di sale e far cuocere i finocchietti.
Scolarli, conservare l’acqua di cottura, e tritarli.
In una pirofila da forno disporre un primo strato di pane, cospargere con i finocchietti, una spolverata di pecorino e un abbondante strato di scamorza. Proseguire alternando gli ingridienti sino a esaurimento.
Ricoprire il tutto con il brodo di carne unito a qualche mestolo di acqua dei finocchietti e infornare a 180° per almeno 45 minuti o comunque fino a che non si forma un’appetitosa crosticina.
Questa ricetta mi ha rapita, al mio rientro in Sicilia l’ho già preparata parecchie volte e non riesco a liberarmene, crea dipendenza.
Con questa ricetta termina il primo giorno…non sapete cosa vi aspetterà nei giorni successivi. A prestoooo