Zuppa di fagioli alla toscana con farfalline

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Una calda zuppa per riscaldare questi giorni di fine gennaio così freddi detti «i giorni della merla»¹.

Zuppa di fagioli alla toscana con farfalline

 Ingredienti per 6 persone

1 kg. e mezzo di fagioli toscani freschi, 360 gr. di farfalline (o nastrini), 2 cipolle, carota, sedano, porro, 2 pomodori maturi, aglio, rosmarino, parmigiano grattugiato, 1 osso di prosciutto, olio evo toscano, una puntina di estratto di carne, sale, acqua.

Preparazione

Fate soffiggere, in una casseruola di coccio, le cipolle e l’aglio tritati con qualche cucchiaio di olio. Aggiungete, quindi, la carota, il porro, il sedano tritati e fate soffriggere i tutto.

Unite i pomodori tagliati a pezzetti, i fagioli, l’osso di prosciutto e 2 litri di acqua. Lasciate cuocere a fuoco basso aggiungendo la puntina di estratto di carne e il sale quanto basta.

Quando i fagioli saranno cotti, togliete l’osso di prosciutto e una mestolata di fagioli, passando al setaccio tutto il resto.

Rimettete sul fuoco il passato, aggiungete i fagioli che avete precedentemente tolto. A parte fate soffriggere nell’olio un rametto di rosmarino e 3 spicchi d’aglio schiacciati e unite il tutto, filtrandolo, alla zuppa.

Versate le farfalline e portatela a cottura. Servite la zuppa con un filo d’olio crudo, pepe macinato al momento e una spolverizzate di parmigiano.

Variante

Zuppa di fagioli con fette di pane raffermo.
Preparate la zuppa come sopra indicato. Abbrustolite 6 fette di pane raffermo; strofinatele con uno spicchio d’aglio e mettetele sul fondo di ogni piatto. Versateci sopra la zuppa e spolverizzate con abbondante parmigiano.

Vino

Vino Rosso Fermo, leggero: Bardolino Veneto.

¹ I giorni della merla

I cosiddetti giorni della merla sono, secondo la tradizione, gli ultimi tre giorni di gennaio (29, 30 e 31). Sempre secondo la tradizione sarebbero i tre giorni più freddi dell’anno (anche se alcune leggende e tradizioni ne specificano come variante gli ultimi due giorni di gennaio e il primo di febbraio).

L’origine della locuzione “i giorni della merla (o Merla)” non è ben chiara. Sebastiano Pauli espone due ipotesi:« “I giorni della Merla” in significazione di giorni freddissimi. L’origine del quel dettato dicon esser questo: dovendosi far passare oltre Po un Cannone di prima portata, nomato la Merla, s’aspettò l’occasione di questi giorni: ne’ quali, essendo il Fiume tutto gelato, poté quella macchina esser tratta sopra di quello, che sostenendola diè il comodo di farla giugnere all’altra riva.

Altri altrimenti contano: esservi stato, cioè un tempo fa, una Nobile Signora di Caravaggio, nominata de Merli, la quale dovendo traghettare il Po per andare a Marito, non lo poté fare se non in questi giorni, ne’ quali passò sovra il fiume gelato.»Secondo altre fonti la locuzione deriverebbe da una leggenda:

Per ripararsi dal gran freddo, una merla e i suoi pulcini, in origine bianchi, si rifugiarono dentro un comignolo, dal quale emersero il 1º febbraio, tutti neri a causa della fuliggine. Da quel giorno tutti i merli furono neri.

Si noti che se alcune leggende parlano di una merla, nella realtà questi uccelli presentano un forte dimorfismo sessuale nella livrea, che è bruna (becco incluso) nelle femmine, mentre è nera brillante (con becco giallo-arancione) nel maschio.

Secondo una versione più elaborata della leggenda:

Una merla, con uno splendido candido piumaggio, era regolarmente strapazzata da Gennaio, mese freddo e ombroso, che si divertiva ad aspettare che lei uscisse dal nido in cerca di cibo, per gettare sulla terra freddo e gelo. Stanca delle continue persecuzioni, la merla un anno decise di fare provviste sufficienti per un mese, e si rinchiuse nella sua tana, al riparo, per tutto il mese di gennaio, che allora aveva solo ventotto giorni. L’ultimo giorno del mese, la merla, pensando di aver ingannato il cattivo Gennaio, uscì dal nascondiglio e si mise a cantare per sbeffeggiarlo.

Gennaio se ne risentì così tanto che chiese in prestito tre giorni a Febbraio e si scatenò con bufere di neve, vento, gelo, pioggia. La merla si rifugiò alla chetichella in un camino e lì restò al riparo per tre giorni. Quando la merla uscì, era sì salva, ma il suo bel piumaggio si era annerito a causa del fumo, e così essa rimase per sempre con le piume nere.

Come in tutte le leggende, esiste un fondo di verità; anche in questa versione possiamo trovarne un po’; infatti nel calendario romano il mese di gennaio aveva solo ventinove giorni, che probabilmente con il passare degli anni e della trasmissione orale si tramutarono in trentuno. Sempre secondo la leggenda, se i giorni della merla sono freddi, la primavera sarà bella; se sono caldi, la primavera arriverà in ritardo. Fonte Wikipedia

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