Un rustico che si crede una Torta delle rose

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 Ingredienti e dosi

1 rotolo di pasta sfoglia già pronta, proscutto cotto, besciamella soda, parmigiano grattugiato, prezzemolo, semi di girasole¹, 1 uovo.

Preparazione

Togliete la pasta sfoglia dalla confezione, ma lasciatela sulla carta da forno. Con il matterello cercate di stenderla il più rettangolare possibile. Disponete sulla pasta sfoglia il prosciutto spezzettato. Stendete sopra la besciamella e cospargete di abbondante parmigiano grattugiato. Distribuite i semi di girasole e le foglioline di prezzemolo. Arrotolate la pasta, così farcita, dal lato più lungo formando un salsicciotto.

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..Tagliate il salsicciotto in 16 fette se saranno larghe 2-3 cm. oppure in 8 fette se saranno alte 3-4 cm.  Disponetele in cerchio in una teglia  foderata con la carta da forno: una girella (o rosellina)  accanto all’altra, distanziandole un po’. Battete un uovo come per fare una frittata, quindi versatelo uniformemente sulle girelle.

Mettete la teglia in forno già caldo a 200-230 gradi per 30 minuti circa, fino a quando la superficie sarà diventata ben colorata e croccante.

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Potete servire questo rustico (che imita la famosa “Torta delle rose”) così intero, oppure potete staccare delicatamente le roselline l’una dall’altra e presentarle come finger food per accompagnare l’Aperitivo.

Io lo preferisco leggermente caldo.

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  • ¹I Semi di girasole sgusciati, biologici, sono un toccasana per la nostra salute e possono sostituire degnamente i pinoli (provate a preparare il pesto alla genovese!). Numerose sono le propietà di questi semini. Contengono Vitamine del gruppo B e la  vit. E, antiossidanti e numerosi minerali come selenio, ferro, magnesio, manganese, fosforo, zinco. Inoltre sono ricchi di proteine e fibre, perciò sono perfetti crudi, eventualmente salati, come snack o aggiunti ad insalate, müesli, torte e biscotti.
  • ²La torta di rose vanta antichissime e nobili origini. Nel 1490, alla corte dei Gonzaga, giunse, sposa del marchese Francesco II, Isabella d’Este. Per onorare gli ospiti ferraresi si fece festa con molto sfarzo. Vennero imbanditi sontuosi banchetti con le prelibatezze della splendente cucina rinascimentale mantovana. In occasione di quelle feste, per rendere omaggio a colei che sarà definita la “First Lady” del Rinascimento, si ideò la Torta delle Rose. Un delicatissimo dolce che non aveva eguali nelle corti d’Europa. Isabella ne fu a tal punto incantata che, in seguito, predispose favorevolmente l’animo dei suoi ospiti con una rosa ancora calda di forno. Creato con pochi, semplici e comuni ingredienti dai cuochi dei Gonzaga, unisce il fascino della dolcezza al toccante richiamo della morbidezza. Il suo segreto è custodito nell’amore, nella passione e nella pazienza impiegati per la sua esecuzione.La Torta delle Rose non ammette fretta, velocità od urgenze. La sua realizzazione richiama piuttosto le pause necessarie per dipingere un quadro od un affresco. Dalla preparazione del fondo fino all’ultima languida pennellata.Manipolare nel modo più appropriato e poi unire gli ingredienti richiede una predisposizione artistica nelle sequenze della preparazione.

    Da Isabella d’Este a Federico II duca di Mantova a Giulio Romano il passo è breve; in quel florido e glorioso ambiente non poteva che affermarsi un dolce unico anche nel nome: la Torta delle Rose.

    L’influenza di quella rigogliosità si propagò in tutto il ducato e giunse anche nei territori bagnati dal fiume Mincio nell’alto mantovano, spesso contesi ai Visconti di Milano e ai Della Scala di Verona.

    Valeggio sul Mincio partecipò di questo clima e di questi umori sempre in prima persona. Oltre 500 anni di storia testimoniano come le usanze, la lingua e soprattutto la cucina di questo territorio siano strettamente intrecciate come in un romanzo avvincente.

    La Torta delle Rose, creata per rendere omaggio alla gentilezza ferrarese di Isabella d’Este, è giunta immutata sino ai nostri giorni ed ogni cittadino del gusto ne apprezzerà la sua unicità. Assaporandola, scaturisce anche un senso di gratitudine verso tutte quelle persone grazie alle quali possiamo degustare un dolce che ha maturato oltre cinque secoli di vita, con gli ingredienti e la preparazione gelosamente conservati e tramandati per generazioni.”  Ricostruzione/rivisitazione storica di Luigi Mattiazzi da http://torteditalia.blogspot.it

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