Storia dell’hamburger

 

Quando è nato l’hamburger? Esistono diverse storie e versioni: secondo alcuni era il 1836 quando la ricetta apparve per la prima volta in un menu americano. Dopo il Carbonara Day e il Tiramisù Day, ecco l’Hamburger Day, una giornata istituita negli Stati Uniti che si celebra il 28 maggio. Non c’è scusa migliore allora che ritrovarsi con gli amici per un barbecue oppure uscire a mangiarlo in un ristorante o, ancora, ordinare degli hamburger a casa e cenare in giardino o in terrazza. A proposito di cibo a domicilio, il servizio di food delivery Foodora ha condotto un sondaggio nei 10 paesi in cui è presente per scoprire tendenze e curiosità legate a questo panino.

Il panino più ordinato? Il cheese burger
A quanto pare a un cheese burger nessuno sa dire di no. È il panino più ordinato nella maggior parte dei Paesi, a eccezione della Finlandia dove prevale il bacon burger e dell’Italia dove si ordinano di più bacon burger (46%), BBQ burger (19%) e cheese burger (15%).

Il prezzo di un cheese burger? Ovviamente varia da Paese a Paese. Qualche esempio: in Norvegia costa in media 18,50 euro, in Austria 8,96 euro, in Italia 9,40 euro. L’hamburger più costoso in assoluto si trova in Svezia (44 euro per un Triplo Bacon Cheese Burger), quello più economico in Germania (2 euro per un semplice hamburger con il formaggio).

Bevande e contorni
Nel mondo si usa consumare l’hamburger soprattutto con la Cola, a seguire il tè freddo, la birra e l’acqua. Il contorno preferito sono invece le patatine fritte classiche (40%) le patate fritte dolci (32%), le patate al forno (9%). Nel caso dell’Italia si inverte l’ordine: patatine fritte (44%), patate al forno (22%) e patate dolci (14%).

L’hamburger ideale
Confrontando i gusti degli abitanti dei vari Paesi, l’hamburger ideale sarebbe composto da pane classico (61% delle preferenze), guacamole (44%), cetrioli (37%) pomodori (55%), cipolle (57%), cheddar (59%), senape (33%), manzo (39%), mozzarella (27%), ketchup (39%). Gli ingredienti ideali per gli italiani sono gli stessi con una differenza curiosa, i jalapeño al posto dei cetrioli.

L’identikit del burger lover italiano
Chi non può fare a meno degli hamburger? Secondo i dati elaborati dal sondaggio, i burger lover sono persone fidanzate (69%), che ordinano hamburger perché non hanno voglia di cucinare (51%), che si concedono una trasgressione alla dieta (43%) o che sono particolarmente affamati e vogliono qualcosa di sostanzioso (28%). Il luoghi dove si consumano gli hamburger sono a casa (70%), a casa di amici (19%), al parco (4%). I momenti preferiti per mangiarlo sono invece mentre si guarda la tv (53%), mentre si lavora (16%), dopo una doccia (8%). Si evita di mangiare hamburger ai matrimoni (41%), durante incontri di lavoro (18%) e per strada (17%). In generale, in Italia, si mangiano hamburger in settimana per il 48% e durante il weekend per il 52%.

fonte: lacucinaitaliana.it

Pepperoni Pizza

Pressoché in ogni telefilm americano mangiano la pizza: a tutti è capitato almeno una volta di vedere un episodio dove la mangiano. Negli States la pizza è molto conosciuta ed apprezzata, soprattutto nelle grandi città: New York è la capitale della pizza made in USA, dove la tradizione italiana è molto forte. Addirittura c’è chi dice che sia stata inventata nella Grande Mela!

In pochi, purtroppo, guardano film o episodi in lingua originale e qua scende in campo il crimine linguistico più perpetrato nella storia dei doppiaggi italiani: la pizza ai peperoni.

Quante volte avete sentito gli attori o personaggi parlare di questa fantomatica pizza ai peperoni? Quasi sempre chi arriva e apre la magica scatola di cartone parla di questo strano condimento, ma se oltre a sentire siete in grado di vedere, è impossibile che non vi siate chiesti che razza di peperoni usino negli USA!
Che strani peperoni, sembrerebbero quasi quasi fette di salame. Infatti non sono “peperoni”, ma “pepperoni”, con due p. In realtà il nome corretto del condimento sarebbe pepperoni sausage, o pepperoni salami, ed è utilizzato quasi esclusivamente per questo scopo.

Il salame pepperoni è un discendente del classico salame italiano: come gusto ricorda i più piccanti salami del sud, ma con una consistenza più simile al salame Milano a macinatura fine, e leggerissimamente affumicato. Questo salame però nasce in America tra la fine del 1800 e l’inizio del 1900 e un po’ alla volta diventa il condimento per la pizza più famoso e richiesto: si stima che almeno 1 pizza su 3 negli USA venga consumata con pepperoni. Forse l’idea di consumare una versione più “italiana” della pizza l’ha reso così popolare, oppure è il gusto più saporito di quello del classico salame, rimane il fatto che se ne consuma veramente tanto: nel 2013 negli USA se ne sono consumati 113 milioni di Kg, più di quanto salame si sia prodotto in Italia nello stesso anno. Giusto per chiarire ancora di più eccovi la differenza visiva tra peperoni e pepperoni:


Come per la Chicken Parmisan, il salame pepperoni è una reinterpretazione italoamericana di una specialità italiana piuttosto che un prestito – come invece lo possono essere il garlic bread, le fettuccine Alfredo o le meatballs, quasi ignorate in Italia, ma un must negli States – e l’origine del nome non è del tutto chiara. Secondo un esperto americano, John Mariani, il primo utilizzo ufficiale del nome pepperoni è del 1919 e deriva, come è facile immaginare, dalla parola peperone, ma inteso come peperoncino piccante, e pepe (pepper in inglese). Stiamo parlando di un nome inventato per l’occasione, che trasmette l’idea di un salame piccante e molto speziato, che dia una connotazione il più italiana possibile a un prodotto inizialmente venduto solo nelle botteghe e pizzerie italiane che cominciavano a diventare famose negli USA in quegli anni. Alcuni ipotizzano un’ibridazione con tradizioni tedesche, dove è più comune affumicare i salumi. Per qualche motivo gli italiani si sentono offesi dell’utilizzo di questo nome ed è quasi sempre perché non ne conoscono la storia e l’origine. Da un certo punto di vista in Europa c’è un abuso di questo nome. Fintanto che si è negli States è generalmente corretto l’utilizzo del nome pepperoni pizza, ma capita, soprattutto nei paesi del nord Europa, di trovare nei negozi o ristoranti queste “pepperoni pizza” o “pizza with pepperoni”.

Chiaramente non stanno utilizzando la pepperoni sausage in quelle pizze: importare dagli USA quel salame sarebbe inutilmente costoso, potendo trovare prodotti italiani o europei molto più comodamente. La parola salame poi è sicuramente conosciuta da tutti dappertutto, perché quindi utilizzare il nome pepperoni? Qua si possono azzardare due fattori: semplificare la scelta ai clienti americani, molto più numerosi dei turisti italiani e meno pignoli sulla qualità della pizza, e l’essere più corto e facilmente comprensibile di “pizza con salame piccante” per chiunque non sia italiano. Per il momento la lingua più utilizzata è l’inglese e oramai all’estero la “pepperoni pizza” è diventata sinonimo di “pizza al salame piccante”.

fonte: butacmag.it

Panpepato

panpepato

Il panpepato, o pampepato, è un dolce della nostra tradizione, se ne contendono l’origine le città di Terni e di Ferrara. Viene preparato prevalentemente nel periodo natalizio e, come avviene per quasi tutte ricette popolari, ne esistono numerose varianti, che sono state tramandate di famiglia in famiglia nel corso degli anni.
Nella nostra ricetta, abbiamo utilizzato noci, nocciole e mandorle per il ripieno mentre, per l’impasto, cioccolato fondente, miele e uva passita. Come frutta secca, in base ai vostri gusti, potete utilizzare pistacchi, pinoli, noci pecan, e sostituire l’uvetta con arancia o pompelmo canditi.
Il pan pepato viene preparato da numerose pasticcerie in tutta Italia ma persiste ancora oggi la tradizione di prepararlo in casa e poi scambiarlo con altri membri della famiglia insieme a un rametto di vischio.

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