Il maccu di fave con i maltagliati è un antico piatto della cucina povera siciliana che veniva sfruttato così com’è oppure, come nel nostro caso, accompagnato con la pasta.

INGREDIENTI PER I MALTAGLIATI

Per 4 pers.

250 gr. di farina di semola di grano duro

Mezzo cucchiaino di sale

125 ml. di acqua tiepida

INGREDIENTI PER IL MACCU DI FAVE

Per 4 pers.

300 gr. di fave secche sgusciate

Un mazzetto di finocchietto selvatico o un mazzetto di biete

Una cipolla

5 cucchiai di olio evo

Sale e pepe

PROCEDIMENTO

Per prima cosa preparare i maltagliati alla maniera del sud, impastare la farina di semola di grano duro con il mezzo cucchiaino di sale e l’acqua tiepida. Lasciare riposare mezz’ora. Fare la sfoglia con il matterello o con la macchina per la pasta,tagliare a strisce e poi a pezzi irregolari, lasciare asciugare sulla spianatoia.

In un tegame far rosolare in olio la cipolla tritata, unire il mazzetto di finocchietto selvatico, pulito, lavato e tagliuzzato, le fave secche sgusciate e 2 litri d’acqua. Cuocere a fuoco lento fino a quando diventa quasi una crema, toglierne la metà e unire 1 litro di acqua, salare.

Non appena riprende il bollore versarvi la pasta, mescolando spesso perchè tende ad attaccarsi al fondo. Quando sarà cotta, unire il resto delle fave, aggiustare di sale, spolverizzare con una bella macinata di pepe fresco e servire con un filo di olio crudo e formaggio grattugiato a piacere, ( caciocavallo, pecorino, parmigiano). BUON APPETITO

CURIOSITA’

IL MACCU

Anticamente la pasta veniva posta in vendita in cassetti che contenevano i vari formati. Allorché i cassetti si svuotavano, restavano rimasugli di pasta spezzettata che il negoziante metteva in vendita a minor prezzo; ed è questo il tipo di pasta che veniva impiegato per realizzare la pasta cu’ lu maccu.
L’origine della ricetta è del ragusano, tuttavia è tipica anche delle Madonie ed di tutti i luoghi della Sicilia. La differenza sostanziale sta nell’aggiunta di ingredienti che, di volta in volta, vengono uniti al maccu per arricchire il gusto di questa minestra asciutta, come il finocchietto selvatico, il pomodoro e la zucca gialla.
Lu maccu, che veniva e viene realizzato previa lunga cottura, si riduce in una densa purea che una volta raffreddato, poteva essere tagliato a fette, così da costituire la colazione per i contadini, come al nord si usavano le fette di polenta.
La coltivazione delle fave (che fin dai tempi di Pitagora, avveniva alternandola ciclicamente con quella del frumento, per mantenere fertile la terra), assieme a lenticchie, ceci, fagioli e piselli secchi, costituivano un cibo molto nutriente e pertanto importante nell’alimentazione contadina. E così, come avveniva per i rimasugli di pasta, anche nelle case contadine ad inizio di primavera, nasceva l’esigenza di eliminare i residui dei legumi. A questo punto non possiamo fare a meno di accennare al “maccu di San Giuseppi” (piatto tradizionale per l’omonima festa a Paternò e nel siracusano) perché è proprio in questo piatto che vengono sfruttati i residui dei legumi di cui abbiamo parlato.
Per quanto riguarda l’etimologia, maccu deriva dal tardo latino maccare (schiacciare, ridurre in poltiglia) ed è inoltre legato al personaggio delle favole romane Maccus, progenitore di Pulcinella.
In conclusione, per confermare il valore nutrizionale del maccu, esiste un aforisma siciliano che lo lega a questo piatto
che recita: “panza cuntenti cori clementi, panza dijuna nenti pirduna” (letteralmente: pancia contenta cuore clemente, pancia digiuna niente perdona).

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