Ottime le fettuccine al pesto di finocchietto selvatico, io ho usato le fettuccine di Campofilone, ne è uscito un primo piatto dal sapore e profumo inebriante.

INGREDIENTI PER LE FETTUCCINE AL PESTO DI FINOCCHIETTO

Per 4 pers.

400 gr. di fettuccine di Campofilone

Un mazzetto abbondante di finocchietto selvatico

Due spicchi di aglio

5 pomodorini secchi

60 gr. di mandorle pelate

Due cucchiai di parmigiano

Due cucchiai di pecorino

Olio evo

Sale e pepe

PROCEDIMENTO

 

 

Pulire, lavare e lessare in acqua bollente salata il finocchietto,

scolarlo ma non buttare l’acqua di cottura, tagliarlo a pezzi, metterlo nel mixer o nel frullatore, unire gli spicchi di aglio, i pomodorini secchi ammorbiditi in acqua calda per 5 minuti, le mandorle, il parmigiano e il pecorino, due-tre cucchiai acqua di cottura del finocchietto, poco sale, pepe e frullare unendo olio fino a ottenere una crema tipo pesto. Nel frattempo lessare le fettuccine nell’acqua di cottura del finocchietto, scolarla e condirla con il pesto. Servire subito le fettuccine al pesto di finocchietto. BUON APPETITO

CURIOSITA’

LE FETTUCCINE DI CAMPOFILONE

La pasta di Campofilone nasce nell’omonimo borgo in provincia di Fermo e l’arte della sua preparazione è stata tramandata dal 1400 a oggi. Il formato più famoso è quello dei maccheroncini, che sarebbero stati citati per la prima volta proprio nel ‘400 in una corrispondenza dell’Abazia di Campofilone come “maccheroncini fini fini”. Questa pasta piaceva così tanto che sarebbe stata servita anche durante il Concilio di Trento. Ha conquistato, infine, anche Giacomo Leopardi, che ne andava talmente ghiotto che li ha citati nell’elenco dei suoi piatti preferiti. Con la stessa ricetta dei maccheroncini, oggi vengono realizzati nuovi formati di pasta all’uovofettuccine, tagliatelle e tagliolini. Il metodo, oggi modernizzato, si rifà comunque a quello antico, quando le donne del paese lavoravano la sfoglia e la stendevano su grandi lastre di marmo lasciando poi riposare l’impasto avvolto in panni di cotone che ne assorbivano l’umidità. La pasta poi seccava in stanze ventilate.

 

tratto da sapori.com

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