I biscottini al burro ripieni di uvetta: una vera golosità alla quale è difficile resistere.

INGREDIENTI PER I BISCOTTINI AL BURRO RIPIENI DI UVETTA

PER LA FROLLA

275 gr. di farina 00

250 gr. di burro

Due bustine di vanillina

Quattro cucchiaiate di latte freddo

Un pizzico di sale

PER IL RIPIENO

200 gr. di uva passa

Un bicchiere di rum

PER COMPLETARE

Zucchero a velo

200 gr. di cioccolato fondente

PROCEDIMENTO

Il giorno prima mettere a bagno nel rum l’uva passa.

Preparare la frolla impastando la farina con: le due bustine di vanillina, il latte, il burro freddo a pezzetti e il pizzico di sale. Mettere in frigo 1 ora, avvolta in pellicola.

Poi stenderla sottile  mezzo centimetro con il mattarello tra due fogli di carta forno infarinati,

ricavarne dei rettangoli di circa 4×6 cm.,


mettervi al centro una fila di uvetta scolata e asciugata.

Arrotolare a sigaretta,

disporre su placca con carta forno e cuocere in forno a 180° per 15-18 minuti.

devono essere solo leggermente coloriti.

Fondere a bagnomaria il cioccolato fondente e quando i biscotti saranno freddi immergervi le punte, lasciare asciugare.

Fare molta attenzione nel maneggiarli perchè appena fatti sono friabilissimi. Spolverizzare con zucchero a velo. I biscottini al burro ripieni di uvetta si conservano per diversi giorni in scatole di latta.

CURIOSITA’

LA VANILLINA

Come molte altre sostanze di origine vegetale, la vanillina non si trova in natura come tale; piuttosto, è presente come aglicone all’interno di molecole glucosidiche. Questo legame della vanillina con il glucosio, che impedisce tra l’altro la percezione del tipico aroma vanigliato, viene scisso alla morte del frutto per opera di enzimi idrolitici. Tale reazione viene modulata dall’uomo attraverso l’iniziale macerazione dei baccelli in acqua calda, che ha lo scopo di arrestare i processi biochimici che avvengono nei tessuti vegetali viventi; dopodiché, per un paio di settimane, i frutti (baccelli appiattiti, lunghi 15-20 cm e larghi 8-10 mm) vengono fatti essiccare alla luce diurna, ed avvolti in panni di lana durante la notte, dove vengono lasciati trasudare all’interno di scatole ermetiche. In questa fase i legami glucosidici vengono scissi per idrolisi enzimatica, con liberazione di vanillina in forma libera; segue un processo finale di essicazione per arrestare i processi enzimatici, che a sua volta precede un periodo finale di invecchiamento più o meno lungo. Questi processi produttivi tradizionali, piuttosto lenti, giustificano il costo nettamente più elevato (circa 100 volte) della vanillina naturale rispetto a quella sintetica, che attualmente copre la gran parte delle richieste commerciali. I principali Paesi produttori di vanillina naturale sono ovviamente quelli in cui la vaniglia trova il clima ideale per la propria crescita: Messico, Madagascar, Indonesia, Cina, Tahiti e zone tropicali umide in genere.
L’aroma della vanillina viene ampiamente sfruttato dall’industria dolciaria (soprattutto nella produzione di gelati e cioccolato), cosmetica e farmaceutica (sia come eccipiente correttivo del sapore, sia come molecola base per la sintesi di altre sostanze).

Tratto da http://http://www.my-personaltrainer.it/nutrizione/vanillina.html

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